Malinverno La Fenice T'ai Chi Tai Chi Qi Gong Corsi Provincia Varese Milano Como

 

Circa 50 anni fa mi trovavo a Los Angeles in compagnia di Ermanno Cozzi, il quale, già introdotto precedentemente a Parigi nel T’ai Chi Ch’üan di stile Wu, mi condusse ad una lezione pubblica di un tale Marshall Ho’o, allora insegnante di T’ai Chi Ch’üan di stile Yang.

Le classi di Marshall Ho’o erano frequentate da una congerie di classi sociali: cinematografari, teatranti, attori, teleinformatori, politicanti, e non ultimo, una colorita folla di Hippie, perditempo, artisti della parola, del pennello, dell’ozio, al quale ultimo mi sentivo appartenente per vocazione. 

Dunque, la prima lezione pubblica inflittami senza preamboli dal Maestro Ho’o fu un martirio, ovvero un quarto d’ora di statica postura del cavaliere (MABU in cinese) con gambe piegate, cosce parallele al suolo, braccia sollevate ed aperte in amplissimo abbraccio, schiena dritta, occhi socchiusi: il tutto una sorta di crocifissione semi eretta con paresi agli arti inferiori e tremore incontrollabile all’intero corpo.

Questo il mio esordio. Qualsiasi vaga curiosità avessi mai sentita per il T’ai Chi Ch’üan, fu fugata dall’insensatezza (così pensavo allora) del dolore, sul quale mi rivalsi subito col piccolo furto di un dollaro dal cappello del questuante che raccoglieva le offerte al Maestro. Due anni dopo, divenuto amico di Marshall, gli rivelai l’atto furfantesco senza pena patire (meno male!) 

In seguito mentre Ermanno decise di procedere a volo d’ape verso la conoscenza misterica del T’ai Chi Ch’üan, io sostavo nella vaghezza di cineserie varie, lingua inclusa. Ciononostante, nel 1971 cominciai a seguire le sue orme in direzione di scuole straniere ed insegnanti, cinesi, di T’ai Chi Ch’üan, I Ch’üan, Hsing I, Ch’i Kung. 

È d’uopo qui precisare che non più tardi di 20 anni fa era impossibile per un occidentale accedere sul suolo cinese a qualsiasi insegnamento tradizionale e, per distanza e finanze, arduo accedere ai pochi veri insegnanti della diaspora cinese, i quali esuli dalla Cina riformatrice maoista, erano stati discepoli dei capiscuola di varie discipline marziali.

All’occidentale curioso di cineserie tradizionali non restava altro che volgere lo sguardo incerto e pavido all’ignoto, lasciare il borgo natio per l’estero, nella speranza di raggiungere la sede di un insegnamento autorevole, in America perlopiù, o nel Sud-Est asiatico.

Oggidì le cose vanno assai agevolmente per coloro che fruiscono della pervasiva mercificazione del folclore marziale cinese, vero o surrogato che sia.

Nel mio secondo ventennio di ricerca di contatti fisici con persone di vaglia nell’ambito del T’ai Chi Ch’üan, ho ricevuta la benevole istruzione di un paio di discepoli del gran Maestro Yang Sau Chung, figlio maggiore di Yang Cheng Fu, con esito dapprima non immediatamente edificante per mia carenza. Successive frequentazioni di praticanti e ricercatori in discipline affini al T’ai Chi Ch’üan per principi fisio-filosofici, mi hanno finalmente svezzato dal sostanzioso latte paterno “Ermannino” e sgravato dell’accumulo pluritrentennale di tecniche e forme rigide. 

Da qualche anno i miei passi tendono a un movimento rigeneratore non troppo diverso da quello di un ubriaco che, barcollante per leggerezza indotta, trova sempre la via di casa, grato sempre verso coloro che lo accompagnano tuttora o l’hanno accompagnato soccorevolmente sulla “Via del Ritorno”.

Nota: non ho fatto i nomi di coloro che, tra i cinesi, mi hanno istruito, per rispetto del loro desidero di anonimità. L’eccelso Maestro di I Ch’üan, Wang Xiang Zhai, la metteva così: 

"Fama e Qualità non possono stare nella stessa frase”.


Felice pratica!

Franco Malinverno

Caposcuola de la Fenice a.s.d.

-> FENICETAICHI

Il Trattato Fondamentale

t'ai chi, tai chi, qi gong, varese, la fenice, fenice, azzate, milano

 

Prosegui qui  per più informazioni ~

Il libro è stato tradotto dal cinese dal Caposcuola Franco Malinverno