il caposcuola franco Malinverno

 

Note Personali, odierne (2018)

 

Durante gli ultimi 50 anni circa ho praticato in Italia e all'estero, Cina inclusa, Tai Chi (Yang e Chen), Yi Quan, Qi Gong, Chan (Zen), Seitai; ho tradotto dal Cinese il "Trattato Fondamentale di T'ai Chi Ch'üan di Stile Yang" (Edito da Luni Editrice); da trent'anni insegno professionalmente, oggidì con il titolo di Maestro Benemerito (CSEN-CONI) per la formazione di insegnanti di Tai Chi e Qi Gong; ho fatto parte del consiglio didattico nel settore marziale di UISP-CONI; mi diletto dello studio dei Classici Cinesi; I Ching e Tao Te Ching massimamente.

 

 Biografia

 

Circa 50 anni fa mi trovavo a Los Angeles in compagnia di Ermanno Cozzi, il quale, già introdotto precedentemente a Parigi nel T’ai Chi Ch’üan di stile Wu, mi condusse ad una lezione pubblica di un tale Marshall Ho’o, allora insegnante di T’ai Chi Ch’üan di stile Yang.

La prima lezione pubblica inflittami senza preamboli dal Maestro Ho’o fu un martirio, ovvero un quarto d’ora di statica postura del cavaliere (MABU in cinese), con gambe piegate, cosce parallele al suolo, braccia sollevate ed aperte in amplissimo abbraccio, schiena dritta, occhi socchiusi: il tutto una sorta di crocifissione semi eretta con paresi agli arti inferiori e tremore incontrollabile all’intero corpo: questo il mio esordio.

Qualsiasi vaga curiosità avessi mai sentita per il T’ai Chi Ch’üan, fu fugata dall’insensatezza (così pensavo allora) del dolore, sul quale mi rivalsi subito col piccolo furto di un dollaro dal cappello del questuante che raccoglieva le offerte al Maestro. Due anni dopo, divenuto amico di Marshall, gli rivelai l’atto furfantesco senza pena patire (meno male!) 

In seguito mentre Ermanno decise di procedere a volo d’ape verso la conoscenza misterica del T’ai Chi Ch’üan, io sostavo nella vaghezza di cineserie varie, lingua inclusa. Ciononostante, nel 1971 cominciai a seguire le sue orme verso T’ai Chi Ch’üan, I Ch’üan, Ch’i Kung. 

È d’uopo qui precisare che fino a un trentennio fa era impossibile per un occidentale accedere sul suolo cinese a qualsiasi insegnamento tradizionale e, per distanza e finanze, arduo accedere ai pochi autorevoli insegnanti marziali della diaspora cinese.

Quindi all’occidentale curioso di cineserie tradizionali non restava altro che volgere lo sguardo lontano lontano, nella speranza di raggiungere un giorno la sede di un insegnamento autorevole, in America perlopiù, o nel Sud-Est asiatico.

Oggidì le cose vanno assai agevolmente per coloro che fruiscono della pervasiva mercificazione non più dell'arte, ma del suo surrogato, il folclore marziale cinese.

Nel mio secondo venticinquennio di contatti disciplinari con persone di vaglia, ho ricevuta la benevole istruzione di un paio di discepoli del gran Maestro Yang Sau Chung, figlio maggiore di Yang Cheng Fu, con esito dapprima non immediatamente edificante per mia carenza! Successive frequentazioni di praticanti e ricercatori in discipline affini al T’ai Chi Ch’üan per principi fisio-filosofici, mi hanno finalmente svezzato dal sostanzioso e squisito latte “Ermannino” e finalmente sgravato dell’uso di tecniche e forme. 

Da qualche anno i miei passi esitanti tendono a un movimento non troppo diverso da quello di un ubriaco che, pur barcollante, trova la "via di casa".

Grato a coloro che mi hanno soccorevolmente accompagnato o che m'accompagnano tuttora sulla "Via del Ritorno", auguro a tutti una Feconda Pratica.

Franco Malinverno

Caposcuola La Fenice a.s.d.